Il Castello Incantato :: mostra a Carini

QUANDO :: inaugurazione alle ore 18.30 di venerdì 20 settembre 2019.
La mostra sarà visitabile sino al 19 ottobre 2019.
Mattina: 09.30-13.30 – Ultimo ingresso ore 13.30 – Pomeriggio: 16.00-20.00 – Ultimo ingresso ore 19.30 
DOVE :: presso il Castello di Carini.
COSA :: Da Kafka in avanti i castelli sono luoghi di violenza e di sopraffazione. Qualcosa del genere, secondo gli autori della mostra, accade in arte: un mondo che è guidato da figure che spesso riducono gli autori (e le loro opere) a ingranaggi, meccanismi di un sistema incomprensibile.
Dario Orphée, in particolare, ha raccontato in un suo scritto di una mostra in Sicilia nata morta. Momò Calascibetta invece i morti li ha risuscitati, esaltandoli in riquadri dove i “signori dell’arte” sono condannati a ripetere in eterno i medesimi esercizi. E tuttavia la rassegna, lungi da ridursi a una critica, è da leggersi come “incantata” celebrazione della pittura – ma anche dei soggetti effigiati: se sono presenti conteranno pur qualcosa – e come riflessione semiseria sul rapporto dell’uomo con il tempo e con la fine. Che non a caso nell’eternità dell’arte coincide col principio.
Inaugurata presso la Farm di Favara, la mostra che adesso è a Carini ha già toccato il Polo Museale di Erice, l’ex chiesa di San Giovanni a Gela, Palazzo La Rocca a Ragusa, il Museo Mandralisca a Cefalù, Palazzo Beneventano a Lentini, il Museo Civico di Termini Imerese, il Museo Riso a Palermo, l’ex convento di San Francesco di Paola di Castelvetrano.
INFO :: Per prenotazioni: +39 091 8815666; e-mail: castello@comune.carini.pa.it
ticket: € 3.50 
Recapito telefonico: 091 8128550
GLI AUTORI :: Momò Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti ma sceglie di dedicarsi esclusivamente alla pittura; pittura che Leonardo Sciascia definirà “il racconto dettagliato dell’imbestiamento di una classe di potere già sufficientemente imbestiata nella più lata avarizia e nella più lata rapacità…”. I suoi personaggi hanno assistito “alla caduta degli dei” ma conservano l’imprinting del mito più alto; i suoi “relitti umani” divorano con cupidigia, godono e si preparano all’atto unico, forse finale, dell’effusione amorosa. Nel 1982 si trasferisce a Milano dove nascono Comiso Park, Piazza della Vergogna, De l’amour, Labirinto Verticale: serie di opere che verranno esposte presso diverse istituzioni nazionali e intarnazionali. Nel 2002 Philippe Daverio organizza una mostra-evento dal titolo Terromnia, dove vengono per la prima volta raccolte le sculture e i dipinti più rappresentativi dell’artista palermitano. La mostra susciterà l’interesse di Gillo Dorfles, Alessandro Riva, Marco Meneguzzo. Nel 2004 è ospite coi suoi lavori alla trasmissione Passepartout di Philippe Daverio su RAI 3 e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di Tariq, viene utilizzato per l’allestimento del set delle nove trasmissioni estive di Passepartout.
Risale al 2007 un’antologica intorno al tema del “sorriso” a cura di Vincenzo Consolo al Museo Mandralisca di Cefalù e al 2009 l’acquisizione di una sua opera al Museo Guttuso di Bagheria. Nel 2016 è il turno di Momeide, allestita a Ragusa, nel 2017 realizza un’istallazione alla Farm Cultural Park di Favara da titolo provocatorio Agrigentèrotique, a cura di Dario Orphée. Cenere, l’ultimo progetto itinerante realizzato in collaborazione con lo scrittore Dario Orphée e a cura di Andrea Guastella, lo vede presente dal 2018 al 2019 nei principali siti espositivi e musei della Sicilia, terra in cui l’artista, come hanno rilevato Sciascia, Bufalino e Consolo, è profondamente radicato. E anche in questo ciclo non vengono meno i tratti del disegnatore satirico di razza evidenziati un po’ da tutti i critici – da de Micheli a Soavi, da Dentice a Testori, da Daverio a Dorfles a Meneguzzo – che lo hanno seguito da vicino.
Nato ad Agrigento, Dario Orphée ha conseguito la maturità scientifica e la laurea magistrale in filosofia. Insegna Estetica ed Etica della Comunicazione presso l’Accademia di Belle Arti di Agrigento e Progettazione delle Professionalità presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Critico e curatore indipendente, collabora con numerose riviste – scrivendo di critica d’arte e teatrale, estetica, filosofia della natura e filosofia dell’agricoltura – tra cui “Segno”, “Il Pickwick”, “Permacultura & Transizione” e “Balarm”. Attualmente si occupa dello studio del sentimento, di gnoseologia dell’arte, di estetica ecobiologica e di scienze naturali


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